Se il partigiano reggiano Fausto Pattacini Sintoni, che a 21 anni nel 1938 si arruolò nella Brigata Garibaldi combattendo in Spagna, potesse leggere le parole che il presidente Pedro Sánchez rivolge oggi alle sue figlie e ai nipoti, probabilmente piangerebbe di orgoglio e di commozione.
“Per la Spagna libera e democratica che siamo – dice Sánchez – sarà un onore poterti chiamare compatriota e, riconoscendo questo tuo diritto, facciamo appello alla difesa stessa della democrazia in un momento di minaccia e regressione in tutto il mondo”.
È la motivazione con la quale il Governo di Madrid, tenendo fede alle promesse fatte, ha deciso di conferire la nazionalità onoraria spagnola ai discendenti dei combattenti che, dopo il colpo di stato da cui prese origine la lunga dittatura fascista e oppressiva del generale Francisco Franco, si recarono a difendere la democrazia nelle “Brigate Internazionali”, in appoggio delle forze armate repubblicane.
Sono 171, figli e nipoti di coloro che “lottarono e morirono a favore della libertà e della democrazia”. A combattere quella guerra contro la dittatura, novanta anni fa, arrivarono da tutto il mondo. Da Reggio partirono in 62 ma 15 non tornarono mai. Nell’elenco diffuso il 4 novembre 2025 il governo spagnolo cita discendenti di combattenti provenienti dall’Europa, dall’America, dall’Africa, dalla Nuova Zelanda e dal Medio Oriente.
Gli italiani che hanno chiesto e ottenuto la nazionalità sono 47, il gruppo più numeroso, e tra di loro gli emiliano romagnoli non potevano che stare in cima alla lista, con 17 discendenti dei combattenti che partirono per la Spagna da Forlì, Ravenna e Fusignano; da Reggio Emilia, Sassuolo e Formigine. Come Fausto Pattacini Sintoni appunto, l’apprendista calzolaio che a 21 anni espatriò clandestinamente. La sua storia è nota a chi ha nel cuore e nella memoria le vicende della Resistenza reggiana. Terminata la “trasferta” in Spagna, Sintoni fu internato nei campi di prigionia francesi, conobbe il confino a Ventotene e venne condannato per renitenza alla leva prima di passare alla Resistenza, col ruolo prima di comandante della 144^ Brigata Garibaldi poi della divisione Sap di pianura a Reggio Emilia. Nel dopoguerra lavorò come funzionario della Federazione comunista. Sua figlia Bruna sposò il cantautore emiliano Pierangelo Bertoli ed è lei, assieme alla sorella Alice e ai figli Lorna, Emiliano, Alberto e Petra, a ricevere la nazionalità onoraria dalla Spagna. Un evento unico, festeggiato solennemente alla fine di marzo dalla Regione Emilia-Romagna a Bologna.
Bruna Pattacini si dice semplicemente commossa per questo riconoscimento. Suo figlio Alberto Bertoli, che si è affermato come musicista e cantautore sulle orme del padre, ricorda con orgoglio il nonno che ha messo la propria vita al servizio del “dovere di lottare per la libertà e per la dignità di tutti gli uomini e le donne. Questo riconoscimento – aggiunge – ci onora, perché arriva nel momento giusto. In un’epoca segnata dalla egemonia dei soldi e delle guerre, dai rigurgiti del fascismo e dalla compressione dei diritti dei cittadini”.
“Eppure il vento soffia ancora”, scriveva e cantava Pierangelo Bertoli. Il vento dell’antifascismo e della gratitudine ai combattenti che riuscirono ad affermare la democrazia. Peccato non sia il governo sotto le Alpi di Giorgia Meloni, a esternare questa gratitudine, ma quello sotto i Pirenei di Pedro Sánchez.
Per questo, da oggi, siamo anche noi un po’ più spagnoli nel cuore.

